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Epicondilite

Epicondilite – Il gomito del tennista

Il gomito del tennista, o meglio l’epicondilite, è un sofferenza della inserzione tendinea degli estensori della mano a livello dell’epicondilo del gomito. Uno dei motivi per cui l’epicondilite si cronicizza è la scarsa vascolarizzazione di questa regione e di conseguenza l’insufficiente ossigenazione che rallenta il processo di guarigione. Il termine epicondilite richiama l’idea dell’infiammazione. In realtà, l’epicondilite o gomito del tennista, non è una infiammazione se non proprio nelle primissime fasi quando avviene la lesione iniziale. Per il resto è per lo più una tendinopatia, ossia una sofferenza del tendine.

Epicondilite

Epicondilite

Perché ci mette così tanto tempo per guarire?

Perché alcune epicondiliti si risolvono in poche settimane  mentre altre richiedono mesi o anche anni? E c’è un modo per evitare questo e accelerare il recupero?

Cosa si dice in giro

1)     WebMd sostiene che l’epicondilite guarisce da sola in  6-12 mesi e consiglia pazienza

2)     Il British Medical Journal dice che ci vogliono 3 mesi, ma con recidive ricorrenti

3)     Cigna dice che ci vogliono 6-12 mesi ma talora anche 2 anni o più

4)     Il sito dell’NHS (National Health Services, U.K.) dice che è una malattia che si autolimita e che migliora da sola nel tempo, ma che può durare più di un anno.

La realtà è che l’epicondilite può essere veramente una “brutta bestia” e questo perché bisogna capire che la guarigione di un tendine non è come la guarigione del muscolo, della pelle o dell’osso. In questo caso, nel tendine, abbiamo uno scarsissimo apporto sanguigno ed i tempi, se è già intervenuto un danno tendineo, sono lunghi e per di più poco prevedibili.

La guarigione rapida si può ottenere solo se la diagnosi e la terapia è stata molto molto precoce, massimo in 3 settimane. Altrimenti, inevitabilmente, si ha a che fare con una condizione di tendinosi, ossia una condizione di tipo degenerativo che richiede un approccio totalmente differente.

La terapia di una epicondilite “acuta” risponde bene al riposo, alla terapia antinfiammatoria generale e locale ed al ghiaccio applicato 15-20 minuti 4 volte al giorno.

La terapia della epicondilite cronicizzata è mirata a mobilizzare i tessuti, ristabilire la microcircolazione locale, evitare una cicatrizzazione ipertrofica ed ipovascolare e stimolare la guarigione. In questa fase perseverare con il riposo assoluto, l’immobilizzazione, il ghiaccio, creme e cremette può portare solo a più stagnazione e cronicizzazione.

Le chiavi della terapia sono:

1)     Massaggio trasverso profondo e mobilizzazione del tendine ( con il fisioterapista ed in automassaggio)

2)     Stretching, gentile all’inizio, progressivamente più forzato

3)     Esercizi eccentrici,  non in fase acuta iniziale. Consolidano la guarigione e minimizzano le recidive

4)     Terapie fisiche mirate a potenziare la vascolarizzazione locale: ipertermia e onde d’urto

5)     Uso di fasce per epicondilite. Consentono il movimento, proteggono il tendine

tutore per epicondilite

tutore per epicondilite

Perché lo stretching???

Lo stretching agisce migliorando l’apporto sanguigno locale e permettendo ossigenazione dei tessuti infiammati. Se, infatti, non si riesce ad ossigenare il tendine questo rischia di evolvere in una tendinosi, con la comparsa di zone di necrosi tendinea e conseguente cronicizzazione della sintomatologia.

Lo stretching è una componente essenziale della terapia dell’epicondilite cronicizzata ed è spesso l’unica terapia che da’ giovamento al paziente. Va eseguito in progressione a partire con esercizi meno impegnativi fino allo stretching più pronunciato. Va ripetuto più volte al giorno e proseguito anche per 20-30 giorni dopo la guarigione completa. Il paziente non deve sentire dolore acuto ma sensazione di tensione, anche fastidiosa, ma mai dolore puro durante gli esercizi di stretching.

Clicca sull’icona per scaricare il PDF con gli esercizi per l’epicondilite

I seguenti sono dei video di esercizi di stretching non prodotto da ortopediaweb, ma di cui condividiamo i contenuti.

Ripetere gli esercizi di stretching presenti in questo primo video anche con il pugno chiuso.

Gli esercizi in questo video mostrano l’auto massaggio

Interessante in questo video i massaggi spiegati dal minuto 5

Le infiltrazioni con fattori di crescita nel gomito

Perchè limitare il cortisone?

1)     il cortisone iniettato direttamente nel tendine può provocare la morte e l’atrofia del tendine

2)     Il cortisone può inibire la sintesi del collagene. Il collagene è la proteina di cui il tendine è costituito e la guarigione del tendine richiede produzione di nuovo collagene. In questo senso si può sostenere che le infiltrazioni di cortisone danneggiano la guarigione del tendine.

3)     Il cortisone riduce la resistenza del tendine ed aumenta il rischio di nuove lesioni.

Questo articolo del Lancet: “Efficacy and Safety of Corticosteroid Injections” The Lancet, Vol 376, Iss. 9754, 20 Nov. 2010, Coombes et al, ha ribadito in modo conclusivo la posizione del medico nei confronti delle infiltrazioni di cortisone nei tendini: Il cortisone funziona a breve termine, meglio degli altri trattamenti, nel ridurre il dolore ma, questo effetto si paga nel risultato a medio e lungo termine dove i risultati ed i tassi di recidiva sono nettamente peggiori.

Farmaci ed integratori: servono?

La vitamina C  è dimostrato avere un discreto effetto sulla guarigione del tendine, le vitamine B6 e B3 possono aiutare a ridurre l’infiammazione iniziale ed il gonfiore. Come la maggior parte le vitamine, sono totalmente sicure, senza effetti collaterali  perché sono prodotti naturali, solubili in acqua e facilmente assorbiti dall’organismo.

 

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