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La displasia congenita dell’anca

LA DISPLASIA NELL’INFANTE

La malattia ha inizio in epoca fetale e, se non trattata, evolve durante i primi anni di vita con esiti permanenti e invalidanti.

La diagnosi precoce è essenziale e per questo motivo, vista la elevata frequenza nel nostro paese, è stato istituito uno screening ecografico di tutti i nuovi nati.  L’ecografia va eseguita dopo la 6ª settimana ed entro la 12ª settimana di vita extrauterina. La tecnica standard è quella morfologica di Graf che misura due angoli, alfa e beta, in base ai quali si identifica una eventuale displasia.

Ecografia, angoli di Graf

Ecografia, angoli di Graf

L’evoluzione nel tempo di questi due angoli è anche utile per valutare la progressione ed infine la guarigione della displasia. Nela caso di displasia infatti, il vostro medico, vi richiederà dei controlli ecografici periodici per valutare le modifiche degli angoli di copertura acetabolare e decidere i tempi di trattamento.

La “radiografia del bacino” di solito non è necessaria e comunque può essere eseguita solo a partire dal 7-8° mese di vita a mano a mano la struttura cartilaginea neonatale dell’anca ossifica andando ad apparire sull’esame radiografico.

Esame Clinico

L’esame clinico dei piccoli pazienti si basa sulla osservazione delle pieghe glutee e su alcune manovre cliniche.

Valutazione delle pieghe

Valutazione delle pieghe

Valutazione delle dismetrie

Valutazione delle dismetrie

La manovra di Ortolani evidenza lo scatto in entrata della testa femorale nell’acetabolo con la riduzione della sublussazione ed è indicativa di una displasia grado 2 secondo Dunn.

Manovra di Ortolani

Manovra di Ortolani

La manovra di Barlow evidenzia lo scatto in uscita della testa dell’acetabolo ed è tipico dell’anca instabile in caso di displasia dell’anca grado 1 secondo Dunn.

 

Manovra Barlow

Manovra Barlow

Terapia nella displasia dell’anca dell’infante

La cura per la displasia dell’anca consiste nell’applicazione di un tutore ortopedico che mantenga l’anca centrata, ossia la testa del femore, nella sua sede naturale, che è la cavità acetabolare. A tale fine esistono vari modelli di divaricatori, a seconda della gravità della displasia, che mantengono la posizione corretta fino ad avvenuta guarigione.

Tutori per anca pediatrici

Tutori per anca pediatrici

Fino a 6 mesi di solito si utilizza il divaricatore di Pavlik che ha la particolarità di essere regolabile e facilitare la gestione dell’igiene del bimbo.

Tutori di Pavlik

Tutori di Pavlik

Normalmente si impiega 24 ore al giorno o comunque con tempi prescritti dall’ortopedico pediatra. Si considera che con il trattamento con il tutore di Pavlik si ottenga una guarigione dalla displasia nell’80-90% dei casi.

I genitori devono comprendere l’importanza del trattamento ed imparare a utilizzare i tutori ed i divaricatori secondo le prescrizioni del medico. Se le anche non si centrano con il divaricatore, o se la testa del femore è fuori dalla cavità acetabolare,  si può rendere necessaria una riduzione manuale in anestesia  e la confezione di un gesso pelvi-podalico per circa 3 mesi per poi passare all’uso di un divaricatore per altri 3/4 mesi.

Gesso pelvi podalico

Gesso pelvi podalico

Il gesso avvolge il bacino e arriva ad entrambi i piedi a mantenere le anche flesse e più aperte possibile. Talora è necessario aggiungere all’apparecchio gessato una manovra chirurgica minore, la tenotomia. Con una piccola incisione si sezionano i tendini retratti e ciò facilita la riduzione manuale e soprattutto il mantenimento di questa.

Se la manovra riduttiva non riesce o se il gesso non è in grado di prevenire una recidiva della lussazione, bisogna procedere ad un intervento chirurgico allo scopo di identificare i tessuti che si interpongono e ridurre, ossia riposizionare, la testa nell’acetabolo nativo.

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